La mamma di un bambino di quindici mesi ci pone questa domanda:

Non riesco a dare dei limiti alle poppate del mio bambino di quindici mesi. Quali consigli potete darmi?

Giuditta Mastrototaro, pedagogista e insegnante AIMI risponde con un articolo sull’allattamento dei bambini grandicelli.

L’allattamento è un modo di essere madre e un modo di stare in relazione donatoci dalla natura per amare e accudire i nostri figli. Le relazioni non sono qualcosa di statico ma sono soggette ad una crescita e a uno sviluppo che segue i propri ritmi. Un neonato è differente da un bambino grandicello e anche il suo modo di poppare sarà differente.

Quando un bambino è molto piccolo, il seno materno è quel luogo caldo e accogliente in cui ritrova la sicurezza dell’utero, in cui si trovava qualche mese prima della nascita. Il neonato non ha ancora sviluppato un sistema cognitivo in grado di distinguere la differenza tra amore e nutrimento, per lui sono un tutt’uno. Gradualmente con la crescita il bambino invece è in grado di aspettare, rimandare una poppata. Intorno ai diciotto mesi il suo sviluppo cognitivo è più avanzato ed è per questo capace di comprendere meglio il linguaggio verbale. Ecco che in questa fase è possibile dare dei limiti. Infatti, come chiedi a tuo figlio che vuoi che ti dia la mano quando attraversa la strada, così puoi voler dare dei limiti ai momenti della poppata.

Alcune madri di bambini intorno ai 14/15 mesi possono essere spaventate di non riuscire a dare dei limiti al momento della poppata. In realtà se osserviamo un bambino di quindici mesi, notiamo che non è ancora in grado di comprendere il senso dei limiti che cerchiamo di imporgli. Ad esempio gli si può dire di non toccare il cestino della spazzatura, lui può ripetere a voce alta no e con il ditino dice no e poi tocca la spazzatura con un bel sorriso.

Il fatto è che ha detto di no e ha fatto il gesto del no e poi ha toccato la spazzatura. Le interpretazioni di questo comportamento per quanto possano preoccupare spesso sono del tutto fuorvianti: “Non mi vuole ascoltare”, “E’ un bambino cocciuto”. In questo caso il problema è che c’è qualcosa che non va nel bambino. Oppure “Non sono capace di farmi rispettare”. In questo caso il problema è della madre. Qualcuno potrebbe dirvi: “Ormai il tuo bambino fa quello che vuole, se va avanti così, non riuscirai a educarlo”. In questo caso il problema è delle cattive abitudini e di un futuro nefasto.

Queste interpretazioni del comportamento del bambino sono prive di un dato importante: quando diciamo: “ No! Non si fa” ad un bambino intorno ai quindici mesi semplicemente lui non può comprenderne il significato verbale. Anche se può intuirne il senso dal tono della nostra voce. Allo stesso modo quando diciamo: “No! Non puoi poppare” ad un bambino di quindici mesi che non è pronto a svezzarsi dal seno, lui può rimanere molto turbato e sentire un rifiuto nella vostra voce e reagire piangendo disperatamente.

Solo intorno ai diciotto mesi, quando il suo sviluppo cognitivo e verbale è più avanzato (1) , il nostro stesso bambino può riuscire a capire un po’ meglio il nostro “No” possibilmente mediato dal concetto del “non adesso ”. Se la mamma lo desidera può con cura spiegare al suo bambino che può poppare solo più tardi dicendo ad esempio se siamo fuori: “Lo facciamo quando torniamo a casa”. Ciò può aiutare il bambino a comprendere che la mamma non lo sta rifiutando, ma rimandando ad un momento ben preciso. Rimandare una poppata, lasciare la possibilità al bambino di poter mangiare e bere con facilità e frequenza, rendere interessante il suo ambiente, chiedere di aspettare le luci del mattino per poppare e innumerevoli altri modi scoperti dalle mamme, sono tutte possibilità di svezzare gradualmente e con amore i loro bambini senza ledere l’autostima di nessuno, dove “autostima non vuol dire avere una buona opinione di sé in astratto, bensì la capacità di far fronte alle sfide della vita” (2).

Tutto questo non toglie che come madri possiamo anche scegliere di non voler dare un limite alle poppate, di voler godere questa relazione di allattamento lasciando che anche questa fase si esaurisca naturalmente con la crescita. Sono convinta che i nostri figli ci amino e che se troviamo il modo di comunicare con empatia con noi stessi e con i nostri figli supereremo il concetto di svezzamento dal seno da fare sul bambino, ma potremo concludere l’allattamento insieme a bambino nel rispetto dei bisogni di entrambi.

Giuditta Mastrototaro

Note:

  1. Rosario Montirosso. Il bambino e le emozioni. Editore Ghedini Libraio. Milano 2001 Tappe di sviluppo emotivo pp 24-25-26.
  2. Sue Gerhardt Perché si devono amare i bambini. Raffaello Cortina Editore. Milano 2006. Le fondamenta instabili e le loro conseguenze pp.93-95

 

Bibliografia:

Giuditta Mastrototaro. Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. StreetLib, Milano 2015.

Norma Jane Bumgarner. Allatti ancora? Allattare e accudire un bambino ai primi passi. La Leche League International. Brescia 2007.

Rosario Montirosso. Il bambino e le emozioni. Editore Ghedini Libraio. Milano 2001.

Sue Gerhardt. Perché si devono amare i bambini. Raffaello Cortina Editore. Milano 2006.

 

Non riesco a dare dei limiti alle poppate del mio bambino di quindici mesi. Quali consigli potete darmi?

Leggi le altre risposte di Giuditta Mastrototaro ai quesiti dei genitori.

Vuoi porre la tua domanda a Giuditta? Vai alla pagina dello SPAZIO ASCOLTO GENITORI.

 

Foto di Milks su Flickr.