Fate la nanna di Eduard Estivill è ormai un bestseller tra i genitori. C’è chi l’ha letto ma per varie ragioni ha deciso di non applicarlo al proprio bambino, chi invece ha seguito questo metodo e ne è soddisfatto. Ma chi l’ha applicato forse non ha riflettuto bene, si è fidato del parere di un medico che è stato poi clamorosamente smentito, non ha compreso a fondo le conseguenze di questo “metodo”.

Pensiamo che nessun genitore dovrebbe seguire le indicazioni di questo libro, perché portano a trattare il bambino come un animale da addomesticare, non come una persona a cui si deve rispetto e con cui si vuole costruire una relazione di fiducia.

Fate la nanna di Estivill è un libro molto noto tra i genitori, ma l'autore ammette di essersi sbagliato: non si deve applicare ai bambini sotto i tre anni.Perché non consigliamo Fate la nanna di Estivill

Partendo dall’idea secondo la quale ogni bambino è unico e diverso e, fin dalla nascita, ciascuno di loro comunica in modo del tutto personale i propri bisogni, non si può pensare che esista una “ricetta” o ancora peggio un “metodo”, per insegnare ai propri figli a prendere sonno in maniera autonoma e magari anche a superare eventuali risvegli notturni senza alcun aiuto da parte dei genitori.

Il metodo elaborato da Eduard Estivill propone di far dormire i bambini utilizzando l’estinzione graduale del pianto del bambino, durante l’addormentamento o un risveglio notturno: non trovando risposta al proprio pianto il bambino smette di piangere.

Il metodo si dimostra privo di qualunque evidenza scientifica, perché non supportato da studi che ne abbiano visto l’effettiva applicazione. Sì, molti genitori l’hanno usato e sì, funziona. Applicando questo metodo il bambino smetterà di piangere e si addormenterà da solo perché saprà che quando esprime bisogno di vicinanza e contatto nessuno è disposto ad ascoltarlo.

Le prime volte in cui il pianto del bambino non riceve una risposta, il piccolo dopo un certo lasso di tempo smette di piangere, ma non perché si abbia ritrovato la sua serenità, bensì per sfinimento! Se la mancanza di risposta si ripete – come appunto prevede Estivill nel suo “metodo” – il bambino non piange più per richiamare l’attenzione dei genitori al momento dell’addormentamento, perché ha perso fiducia nella possibilità di essere ascoltato e di ricevere vicinanza da parte dei propri genitori, come hanno dimostrato diversi studi sul comportamento dei bambini di diverse età.

È davvero questo che vogliamo? Pur di non risvegliarci la notte siamo disposti a compromettere il legame di fiducia e rispetto reciproco con i nostri figli?

Sareste disposti a considerare vostro amico e a concedere la vostra fiducia a qualcuno che sistematicamente vi ignora ogni volta che chiedete aiuto, conforto, vicinanza? A qualcuno che, mentre voi piangete, se ne va nell’altra stanza chiudendovi la porta in faccia? Riflettete bene prima di adottare con i vostri figli atteggiamenti che non accettereste fossero rivolti a voi. Se non sono accettabili per un adulto, non lo sono neanche per un bambino. Pensate come vi sentireste se qualcuno vi trattasse così.

Perché Fate la nanna di Estivill è pericoloso e dannoso per i bambini

Negli anni successivi alla pubblicazione del libro “Fate la nanna”, diverse associazioni di pediatri hanno denunciato la violenza di questo metodo e hanno ripetutamente sottolineato che non esistono studi scientifici che ne dimostrino l’efficacia e la sicurezza.

Al contrario, molti pediatri e ricercatori si sono occupati dei meccanismi fisiologici e psicologici che regolano il sonno e il pianto del bambino e hanno denunciato le conseguenze e i danni che derivano al bambino se il suo pianto viene sistematicamente ignorato, come propone il “metodo” Estivill.

In particolare, l’Australian Association for Infant Mental Health Inc. Position Paper 1: Controlled Crying (pdf in inglese) ricorda che il pianto dei bambini è un modo per comunicare stress e disagio emotivo e che se questi segnali non vengono ascoltati, i bambini non possono instaurare una relazione di fiducia con chi si occupa di loro. I medici e i ricercatori dell’AAIMHI affermano, citando una lunga serie di studi scientifici, che i bambini potranno sviluppare una buona relazione di attaccamento se i genitori sapranno di ascoltare e comprendere i loro segnali e di rispondere ai loro bisogni di contatto, conforto e rassicurazione, di giorno e di notte.

In seguito a queste numerose e autorevoli critiche il dottor Estivill ammette… di essersi sbagliato! In un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Paìs, il pediatra afferma che il metodo da lui proposto non è adatto ai bambini di pochi mesi (come invece aveva affermato nel suo libro “Fate la nanna”), perché contrasta con lo sviluppo del sistema nervoso, ancora immaturo, e con il proseguimento dell’allattamento al seno. Ma Estivill “dimentica” di chiedere scusa ai milioni di genitori che hanno applicato il suo metodo e soprattutto ai milioni di bambini che lo hanno subito.

A dire il vero, le sue parole non sono molto convincenti, anzi l’intervista sembra piuttosto un pretesto per promuovere il suo nuovo libro, in cui promette un “nuovo metodo” per far dormire i bambini. Ma siamo ancora disposti a credergli?

Ma davvero abbiamo bisogno di un “metodo” per “insegnare” ai bambini a dormire?

Dobbiamo aggiungere che Estivill, con il suo testo, propone di risolvere quello che, in realtà, è un falso problema: i risvegli notturni dei bambini fino circa al terzo anno di età sono assolutamente normali, perché dipendono dal normale sviluppo neurologico.

I bambini hanno bisogno di contatto, ascolto, rassicurazione sempre: questo è il solo modo perché crescano sicuri e fiduciosi ma, soprattutto, rispettosi di sé stessi e degli altri e questo è il solo modo perché possano separarsi temporaneamente dalla realtà, addormentandosi con serenità e graduale autonomia.

Fate la nanna: avete provato il metodo Estivill?

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