E-se-poi-prende-il-vizio“E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti (edizioni Il Leone Verde, 2010) è un libro molto interessante e profondo, ricco di spunti e stimoli di riflessione sul proprio modo di essere genitori.

Alessandra Bortolotti, mamma e psicologa perinatale, ci propone una nuova visione della genitorialità, più attenta al contatto e al legame tra genitori e figli, supportata da studi e ricerche e dalle testimonianze di numerosi genitori che, come lei, si sono soffermati a riflettere sul loro ruolo e sul tipo di relazione che desiderano creare con i propri figli.

In una società ricca di pregiudizi nei confronti dei genitori, in una cultura nella quale invece di vivere CON i bambini si vive NONOSTANTE loro, incentivando in tal modo il distacco tra i genitori e i figli, Alessandra Bortolotti recupera gli studi delle neuroscienze, dell’etologia e della fisiologia per sottolineare l’importanza del contatto tra i genitori e i figli, bisogno primario per entrambi.

Fin dall’introduzione l’autrice vuole precisare che il libro non è un ennesimo “manuale dei bravi genitori”, perché

“non esistono metodi uguali per tutti, per il semplice fatto che non esiste un essere umano uguale ad un altro. Ogni genitore ha dentro di sé la maggior parte degli strumenti per crescere i figli”

In questo libro non troverete quindi “i consigli dell’esperto” a cui adeguarsi passivamente, ma piuttosto una serie di spunti di riflessione utili ai genitori:

“per crescere i figli è necessario essere disponibili a mettersi in gioco in prima persona, a calarsi nei panni dei bambini, rivivendo attraverso di loro la propria infanzia”

Il sottotitolo, “Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”, chiarisce la prospettiva con cui Alessandra Bortolotti si rivolge ai genitori: l’autrice vuole sfatare miti e pregiudizi di cui spesso sono vittime i genitori, per mettere al centro il bisogno primario di contatto dei bambini e l’importanza di darvi risposta.

“riconoscere e rispondere adeguatamente ai bisogni dei bambini li aiuterà a crescere psicologicamente sani ed equilibrati, aumenterà la loro autostima e li agevolerà verso la conquista dell’indipendenza”

Il primo mito e pregiudizio da sfatare, quello più diffuso e tenace, è proprio quello relativo al rischio di viziare i bambini: i genitori che tengono a lungo in braccio i propri figli, che li fanno dormire nel lettone o le mamme che allattano fino a un anno e oltre vengono spesso ritenuti “colpevoli” di viziare i bambini, ma

“si ignora che i luoghi comuni relativi al rischio di viziare i bambini non hanno alcuna base biologica ma sono unicamente frutto di pregiudizi ideologici”

Nei luoghi comuni che spesso vengono trasmessi di generazione in generazione senza alcuna riflessione critica, i bambini (e addirittura i neonati!) che piangono stanno solo “facendo i capricci“, perché, appunto, “sono viziati” da genitori che non hanno saputo imporre regole e disciplina, insomma esercitare la propria autorità.

Per sfatare questo e tanti altri pregiudizi, Alessandra Bortolotti cita ricerche, studi ed esperienze di pedagogisti, psicologi, pediatri, da cui emerge che i bambini, fin dalla nascita, sono capaci di comunicare i loro bisogni, a cui si aspettano di ottenere risposta.

Ponendoci dal punto di vista del neonato e del bambino piccolo, possiamo quindi comprendere che il pianto non è un “capriccio”, ma è spesso il solo mezzo con cui il piccolo può comunicare i propri bisogni o esprimere una condizione di disagio.

“Il bambino costruisce la fiducia in sé attraverso il successo nel comunicare i propri bisogni e l’adeguatezza delle risposte ricevute. […] Il bambino ha necessità che si abbia fiducia in lui e nelle sue capacità di segnalare i propri bisogni, avendone una risposta adeguata.”

Nei sei capitoli di “E se poi prende il vizio?” l’autrice Alessandra Bortolotti analizza i principali condizionamenti culturali che promuovono una genitorialità a basso contatto, distaccata, mirata a conseguire l’indipendenza del bambino fin dalle prime settimane di vita:

“il loro cervello funziona diversamente da quello di un adulto e ha bisogno della nostra presenza e della nostra regolazione affettiva per crescere. Non serve allenare il bambino all’indipendenza né di giorno né di notte, serve esserci e stare con lui, toccarlo, allattarlo, parlargli e rassicurarlo […] ogni madre saprà con il tempo quando e come interagire con il proprio bambino”

Nella nostra società sono attivi numerosi tabù relativi al pianto, al sonno, all’allattamento al seno: analizzando questi tre aspetti fondamentali della relazione tra genitori e bambino nei primi mesi di vita, l’autrice “smonta” questi tabù e dimostra chiaramente come un allattamento al seno non rigido, il cosleeping, il portare il bambino nella fascia, il massaggio infantile, siano ottimi strumenti per soddisfare il bisogno di contatto dei piccoli, creando una situazione di benessere per bambini e genitori.

Anche la comunicazione con i bambini riveste un ruolo fondamentale nell’instaurarsi di una relazione fondata sul rispetto e la fiducia reciproci: comunicare in modo efficace e non violento, mettendo da parte minacce ed aggressività, cercando di comprendere con empatia lo stato d’animo dell’altro e facendo attenzione anche al linguaggio non verbale è un altro modo di entrare in contatto profondo con i figli e rispondere ai loro bisogni.

Per aiutarci a riflettere su quante pressioni sociali e culturali ricevano i genitori, l’autrice ha raccolto anche una lista di frasi stereotipate che quasi ogni neo-mamma si è sentita ripetere, una o decine di volte, da persone che evidentemente si sentono “esperte” ma che in realtà non fanno altro che mettere in evidenza le (presunte) lacune e la (presunta) incapacità della madre di prendersi cura del figlio in modo adeguato.

Questa pratica diffusa e deleteria di “giudicare” e “dare consigli” alle madri non fa che aumentare la loro insicurezza e il loro bisogno di rivolgersi ai presunti “esperti”, insomma delegare ad altri ciò per cui non si sentono competenti in prima persona: da questa prospettiva Alessandra Bortolotti denuncia anche il florido marketing destinato ai neogenitori, che prospera presentando ai genitori oggetti e prodotti “indispensabili” per prendersi cura nel modo migliore del proprio bambino:

“i beni materiali e consumistici dedicati ai bambini dal mercato e dall’industria tendono a colmare i vuoti affettivi che la nostra cultura produce in loro”

Merito del libro “E se poi prende il vizio?” è quello di restituire ai genitori le proprie competenze e la possibilità di scegliere un nuovo modello di genitorialità, per il quale occorre molto meno in termini materiali e molto di più in termini relazionali per costruire con il proprio bambino una relazione di fiducia, costruita sui valori dell’ascolto, del rispetto, dell’empatia, andando controcorrente rispetto ad una cultura e ad una società del basso contatto, senza per questo sentirsi giudicati.

 

Un’intervista ad Alessandra Bortolotti sui contenuti del libro “E se poi prende il vizio?”:

 

E se poi prende il vizio? Recensione del libro di Alessandra Bortolotti

Foto di Michał Koralewski su Flickr.

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