Proprio ieri ho incontrato una mamma che mi ha chiesto un confronto su come affrontare il tema della morte con il suo bambino che, all’età di tre anni, si era dimostrato interessato e bisognoso di avere delle risposte sul ciclo della vita.

Il primo pensiero che solitamente sale alla mente dell’adulto è quello di fingere di non vedere questo bisogno, tentando di nascondere al bambino quelle esperienze che, come adulti, si ritengono essere troppo brutali e minacciose: per proteggere i propri figli, spesso capita di infantilizzare o romanzare eventi di vita vera, reale che i bambini, invece, hanno tutte le capacità di comprendere e su cui porsi interrogativi a cui hanno bisogno di dare risposta.

Di fronte a queste domande quale atteggiamento può aiutare gli adulti a dare risposte?

Ogni bambino porta con sé i propri personali vissuti, accompagnati da emozioni, sensazioni, sentimenti che non sempre sono considerati positivi da chi si occupa di lui. Ogni adulto desidererebbe tenere lontano sé stesso e il proprio bambino da tutti quegli eventi, quelle situazioni, quelle esperienze che possono far emergere sentimenti considerati “negativi” o “pericolosi”.

Ma questi eventi, esperienze, situazioni esistono davvero e non si possono negare, ma si può insegnare a chi le vive come farle proprie, come superarle, come viverle senza farsi sopraffare.

Un atteggiamento di verità verso sé stessi, come adulti, e verso i bambini di cui ci si prende cura è ciò che può aiutare questi ultimi a superare le paure e a trovare risposte a quelle domande che spesso indispongono gli adulti, perché essi stessi ne hanno paura.

I bambini, invece, hanno bisogno di sapere che anche i loro genitori, i loro insegnanti ed educatori hanno delle paure, ma che sono lì per ascoltarli e accompagnarli nel viverle: non si aiuta certo un bambino dicendo che “non è successo nulla, non c’è bisogno di avere paura”, ma piuttosto insegnandoli a comprendere e ad affrontare le sue paure.

Uno strumento utile ad ascoltare le domande dei bambini e a dare loro risposte concrete, reali, vere per accoglierne i sentimenti meno piacevoli, è certamente la letteratura per l’infanzia.

Come dice Italo Calvino

Io credo questo: le fiabe sono vere, sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”.

Le fiabe sono vere, perché raccolgono un possibile catalogo dei destini umani: ogni bambino può trovare nelle fiabe sé stesso, le sue esperienze, le domande che si è posto e, quindi, anche le risposte che va cercando.

La fiaba, infatti, è come una grande metafora della vita, delle emozioni, dei sentimenti di ogni bambino, ma anche di ogni adulto: in momenti particolarmente difficili è normale e diffuso che gli adulti fatichino a trovare le parole giuste per confrontarsi con i propri bambini su ciò che stanno affrontando.

Le fiabe possono essere per gli adulti un valido supporto per aiutare i propri figli ad affrontare momenti difficili, sentimenti ed emozioni poco piacevoli.

Come sostiene lo psicanalista Bruno Bettelheim, le fiabe agiscono, per i bambini, con una forza magica: hanno il potere di cambiare il mondo, rendendo familiare ciò che appare strano e minaccioso.

E allora, proprio attraverso una storia, una fiaba, un libro illustrato per bambini che si apre a diverse interpretazioni, filtrate dall’esperienza personale dell’adulto e del bambino stesso, il genitore può riuscire più facilmente a comunicare al bambino qualcosa di complesso e difficile da raccontare, così come il bambino può riuscire a confidare all’adulto qualcosa che, magari, non riesce ad ammettere né agli altri né a se stesso.

Ricordiamo che i bambini hanno una grande capacità di immedesimarsi nei personaggi dei racconti: vivendo, infatti, l’esperienza e i sentimenti di un “eroe” della storia, spesso riescono a lasciarsi andare ed esprimere paure ed emozioni forti: la magia delle storie sta nel fatto di poter confrontarsi con eventi reali ed esperienze concrete senza viverli direttamente e quindi senza correre rischi. Così, attraverso la lettura o il racconto della fiaba, il bambino può prendere coscienza dei suoi sentimenti profondi, lasciandosi coinvolgere dalla storia tanto da poter comprendere meglio le proprie esperienze reali.

Poiché, come dice Calvino, le fiabe sono come un catalogo dei destini umani, devono necessariamente parlare ai bambini anche delle difficoltà, delle esperienze più minacciose e non solo di personaggi che vissero felici e contenti. I bambini, infatti, nelle fiabe, nei libri illustrati, trovano un mondo che consente loro di rivivere quelle stesse esperienze, padroneggiandole, trovandone la chiave di lettura per la vita vera, quella reale, quotidiana che nessun eroe affronta, ma solo noi, bambini o adulti che siamo.

Come afferma lo scrittore Peter Bichsel, i bambini scelgono i libri non in base a quello che è loro più adatto, ma in base al loro bisogno di conoscere e di capire. Come adulti non impediamo loro di trovare risposta a questo bisogno, bensì cerchiamo di rispettarne i sentimenti, con uno stile ed un atteggiamento di verità, nell’educazione, anche quando la verità è difficile da comunicare.

Se guardiamo il mondo dal punto di vista dei bambini, anche quando essi incontrano momenti difficili, saremo in grado di stare loro accanto e di accompagnarli nel cammino di incontro veritiero con l’esperienza reale e quotidiana, perché solo se anche le cose difficili vengono legittimate e riconosciute, senza essere infantilizzate o romanzate, allora le si potrà più facilmente superare.

Raccontare fiabe per insegnare ai bambini ad affrontare la vita

Foto di sean dreilinger su Flickr.

.

.