Quando cambiamo il nostro modo di vedere le cose, le cose che vediamo cambiano.

Prima di avere un bambino non si può immaginare quanto cambi la nostra vita, dopo la nascita di nostro figlio tutto cambia: le nostre priorità, le nostre preoccupazioni e le nostre gioie. Siamo irriconoscibili anche a noi stesse. Una mamma mi racconta: “Oggi sono uscita di casa e sembravo una sfollata dopo un terremoto, avevo in braccio le mie due gemelle, indossavo una tuta sporca di rigurgito e portavo una massa non ben definita di capelli raccolti. Come sento lontani i giorni in cui indossavo la giacca, la gonna e le scarpe col tacco per andare in ufficio e la casa pulita. Prima di avere le mie figlie io e mio marito eravamo una coppia perfetta, ora lo guardo e mi chiedo: Perché non riesce a capire quanto sono stanca e invece sento che mi critica in continuazione? Alla sera viene a casa e quando cerco conforto riguardo a com’è stata faticosa la mia giornata con le mie due gemelle, lui mi dice che le vizio troppo”.

Sarebbe bello per un momento immaginare che tutto fosse più facile, la mamma con le due gemelle serena e appagata, il papà accogliente e contento.

Ma spesso la realtà è molto differente dalle nostre aspettative. Quando desideriamo comunicare a nostro marito il desiderio di essere comprese, può succedere che a nostro marito non arrivi questo messaggio, anzi che lui pensi che ci sia qualcosa che non va, qualcosa da aggiustare, ecco allora che mettendosi in questa ottica, il papà fa tutto il suo meglio per trovare “il guasto” e quindi ricercare la soluzione: “le stai viziando, occupandoti troppo di loro”. Può darsi che questo papà sia animato dal sincero desiderio di contribuire ad aiutare sua moglie. Ciò che arriva a lei è l’insoddisfazione di non sentirsi ascoltata, compresa, riconosciuta nelle sue fatiche di tutti i giorni, che sta facendo per le sue bambine. Anche lui può sentire insoddisfatto alcuni bisogni come quello di considerazione. Forse entrambi stanno cercando nell’altro i bisogni di empatia e ascolto per i propri vissuti. E’ difficile dare all’altro ciò di cui si sente il bisogno. Per questo la comunicazione diventa più faticosa.

Ogni volta che pretendiamo che gli altri siano come vorremmo noi, ci allontaniamo dall’empatia. Quando ci immobilizziamo su come lui o lei dovrebbero essere, quando desideriamo dare soluzioni semplici e rapide, ci stiamo allontanando dall’altro e dai suoi bisogni, ma siamo sempre focalizzati su noi stessi. Se per un momento potessimo entrare nelle “scarpe” dell’altro forse scopriremmo che i suoi bisogni non sono molto distanti dai nostri. Forse ogni papà ed ogni mamma sta facendo del suo meglio per contribuire alla propria famiglia.

Provare a cambiare le nostre domande può aiutarci a cambiare le nostre risposte. Proviamo a chiederci: “Possiamo donare empatia a noi stesse, per le buone ragioni per le quali diamo tanta attenzione ai nostri figli? Possiamo fermare un momento quello spazio tra il nostro ascolto e le nostre interpretazioni sull’altro? Possiamo impegnarci a scoprire, con autentica curiosità, le buone ragioni per cui l’altro fa quello che fa e dice quello che dice?.

Trovare un momento per chiederci tutto questo potrebbe aiutarci a non arenarci nelle stesse risposte e nelle stesse deduzioni sull’altro. Non si può riempire neanche una tazza in più se la teiera è vuota. Per riempire la nostra teiera possiamo prenderci cura di noi stesse, donandoci qualche momento ogni giorno per riconoscerci tutte le buone ragioni che ci spingono a curarci dei nostri figli. Chissà se questa riconoscenza ed empatia per noi stesse potrà renderci più libere di ascoltare le parole di nostro marito in un’altra ottica.

Ascoltando in modo diverso, forse potremmo ascoltare cose diverse.

Giuditta Mastrototaro

Bibliografia per chi desidera approfondire:

Giuditta Mastrototaro, Nascere e Crescere alla luce dell’educazione empatica, Narcissus, Milano 2015

Gary Chapman, I cinque linguaggi dell’amore, Elledici, Torino 2008

Il cambiamento inizia da te

Articolo di Giuditta Mastrototaro

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Foto di Ana Nas su flickr.

 

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