Quante volte, di fronte ad una semplice affermazione o richiesta, i genitori si sentono rispondere con un sonoro “no!” o incontrano come reazione il classico “muso lungo”, un atteggiamento di scontento e contrarietà? Spesso i genitori hanno la sensazione di non essere ascoltati, di non riuscire a farsi capire, di dover ripetere le cose centinaia di volte…

Comunicare con i figli sembra a volte un’impresa impossibile, ma prima di attribuire ai bambini tutta la responsabilità, affermando che non ci vogliono ascoltare o che fanno apposta a fare il contrario di ciò che chiediamo loro, soffermiamoci a riflettere: forse la comunicazione degli adulti non è efficace perché i bambini hanno modi diversi di comunicare? Forse per comunicare con i figli in modo efficace bisogna prima di tutto saper ascoltare?

Comunicazione non verbale, ascolto attivo, empatia

Diversi studi e ricerche scientifiche hanno dimostrato che i bambini sono capaci di comunicare fin da prima della nascita: già nel grembo materno quando, intorno alla sedicesima settimana di gestazione, comincia a svilupparsi il senso del tatto e, intorno al settimo mese, diventa attivo il senso dell’udito.

Fino all’età di 3 anni circa l’emisfero destro del cervello del bambino, quello dell’emotività, è quello maggiormente sviluppato: per questa ragione spesso la comunicazione verbale (che si basa sull’emisfero sinistro, quello razionale) risulta inefficace. Per questo è molto importante che i genitori sappiano comunicare con i figli attraverso modalità non verbali.

Empatia e ascolto sono ingredienti fondamentali per comunicare con i figli in modo efficace, perché consentono ai bambini di sentirsi accettati e amati.Il linguaggio non verbale si basa soprattutto sugli atteggiamenti del corpo e sul senso del tatto. Il tatto, che gli adulti spesso sottovalutano, è il senso più importante per il bambino piccolo: il tatto è lo strumento con cui il bambino percepisce, comprende e rielabora i segnali comunicativi provenienti dall’esterno e uno dei canali principali con cui i più piccoli comunicano.

Per questo, è molto importante che i genitori, fin dalla nascita, stabiliscano una sorta di codice non verbale privato e personale per comunicare con i propri figli: per farlo non esistono teorie o ricette uguali per tutti, ma ciascuna famiglia deve necessariamente trovare le proprie personali chiavi interpretative dei segnali del proprio bambino.

Comunicare con i figli in modo efficace significa quindi instaurare una comunicazione basata sull’ascolto e l’empatia, due elementi tra loro strettamente correlati.

Ascoltare non significa, in questo caso, semplicemente percepire e ricevere un messaggio, ma esercitare un “ascolto attivo”, basato su un’accettazione incondizionata del proprio interlocutore, così come su una condivisione empatica, disponibile a comprendere lo stato emotivo dell’altro.

Ascoltare in modo empatico significa accogliere senza giudicare: l’ascolto empatico, infatti, richiede al genitore di concentrarsi sul bambino, sul suo stato emotivo, concedendogli e riconoscendogli il tempo per esprimersi e sentirsi quindi sempre accolto e accettato, senza dover essere oggetto di un giudizio morale.

Solo nel momento in cui si comincerà a credere che i bambini sono fin dalla nascita competenti e capaci di stare nella relazione con l’altro, nonché in grado di comunicare, allora si potrà comunicare con i figli in modo efficace, con una modalità basata sul rispetto, l’ascolto e l’empatia, in grado di restituire al bambino quel senso di accettazione che gradualmente lo farà sentire sicuro e autonomo, certo di saper comunicare agli altri, con successo, i propri bisogni.

È importante ricordare che il genitore, in quanto adulto, si trova necessariamente in una posizione asimmetrica rispetto al bambino. Ma comunicare con i figli esercitando questo potere gerarchico non fa altro che ostacolare la comunicazione stessa: l’adulto decide e impone, mentre il bambino si adegua senza potersi esprimere liberamente, percepisce la comunicazione come imposizione e vive un seno di profonda frustrazione.

Per comunicare con i figli in modo efficace si deve instaurare una relazione simmetrica, in cui il bambino gode della medesima dignità e considerazione dell’adulto, trovando risposta ai bisogni espressi: in questo modo i medesimi bisogni non torneranno più. Questo è possibile non perché si sono perse le speranze di una risposta da parte dell’adulto, bensì perché questa risposta è già arrivata e il bambino ha sperimentato l’efficacia e il successo della propria competenza comunicativa.

Su cosa si costruisce una comunicazione efficace con i propri figli?

Attenzione al linguaggio non verbale – Curare gli aspetti impliciti della relazione comunicativa, quella dei gesti, delle emozioni, delle carezze e degli abbracci che aiutano i bambini a comprendere il significato dei messaggi verbali che ricevono, è certamente un elemento importante, per comunicare con i figli in modo efficace.

Ascolto e accoglienza – Accanto a questo, l’ascolto empatico del pianto, che mai è segnale di capriccio, bensì segnale di bisogno, è di fondamentale importanza, per potervi dare una risposta tempestiva, che restituisca al bambino la consapevolezza della sua efficacia comunicativa.

Non giudicare – Sospendere ogni forma di giudizio sul bambino e, piuttosto, fare richieste chiare, realistiche e, soprattutto, motivate, restituisce al proprio figlio l’idea di essere sempre rispettato e accolto.

Comunicare con i figli in modo efficace significa prima di tutto considerarli persone competenti e capaci, fin da piccoli, di stare nella relazione: solo questo consentirà di costruire una relazione di fiducia, salda e duratura, che porti con sé i valori dell’ascolto, del rispetto e dell’empatia, che il bambino farà suoi anche nella vita futura.

Comunicare con i figli: empatia e ascolto attivo

Per approfondire il tema della comunicazione con i bambini, leggi anche l’articolo Linguaggio del neonato: perché anche i neonati hanno molto da dire!

Per approfondire il significato della comunicazione non verbale durante il massaggio del bambino leggi Massaggiare il bambino chiedendo il permesso: un segnale di rispetto.

Foto di cheriejoyful su Flickr e di Elvis Kennedy su Flickr.

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