Come afferma Marcel Proust 

“La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi”

è proprio questo ciò che il bambino è in grado di insegnare all’adulto, fin da quando è molto piccolo, fin dalla nascita.

Saper guardare con nuovi occhi è una capacità straordinaria del bambino, che si lascia guidare dalla curiosità, primario motore di conoscenza, nell’esplorare e familiarizzare con il mondo che lo circonda.

Questo significa che la naturale “attitudine ad apprendere” – direbbe lo psicologo Jerome Bruner – propria dei bambini, NON deriva da un insegnamento da parte degli adulti, ma dalla diretta azione dei bambini sul mondo che li circonda, dalle loro attività, esperienze e dall’impiego delle loro personali risorse.

Da dove nasce la curiosità del bambino ricercatore?

Molti studi in campo pisco-pedagogico e neuroscientifico dimostrano che la crescita, lo sviluppo, l’apprendimento del bambino partono dal suo interno, con un’azione intenzionale e motivata, che gli consente di tradurre le proprie potenzialità in capacità.

Competente, attivo e interattivo fin dalla nascita, il bambino ricercatore è curioso e in continua tensione verso l'esplorazione e la conoscenza del mondo.Molti studiosi che hanno dedicato le loro ricerche all’infanzia hanno scoperto le innumerevoli potenzialità e talenti che si celano in ogni bambino e hanno sottolineato l’importanza di cambiare prospettiva, anche quando si parla di bambini molto piccoli: non si tratta né di adulti “in miniatura”, come si credeva ormai più di un secolo fa, né di “scatole vuote” da riempire o esseri privi di personalità e iniziativa, come spesso si è portati a  considerarli ancora oggi. Al contrario, il bambino è competente, attivo e interattivo fin dalla nascita, capace di intrecciare relazioni, avido di sentirsi parte del mondo e, allo stesso tempo, di usare questa appartenenza proprio per apprendere, per CRESCERE.

Il bambino si approccia all’ambiente come un “ricercatore” che, sempre insieme agli altri e nel confronto con loro, si pone domande sulle esperienze vissute, sul mondo che lo circonda, per elaborare ipotesi, sperimentarle e, in base ai risultati raggiunti, elaborare una teoria che diventa per lui conoscenza e capacità.

Chi osserva bene i bambini, anche piccolissimi, si accorge che nella tensione continua verso l’esplorazione e la conoscenza del mondo non si accontentano della semplicità, ma ricercano la complessità, la variazione, l’inaspettato, la diversità e varietà delle esperienze. I genitori più attenti notano che se si ripropone lo stesso oggetto (giocattolo, stoffa, oggetto sonoro o altro) per diversi giorni consecutivi ad un bambino, anche di pochi mesi, gradualmente il piccolo perde interesse e si mostra annoiato: basterà fare in modo che nel suo campo d’azione entrino oggetti nuovi, che la sua curiosità e la sua voglia di scoprirne le caratteristiche e il funzionamento si risveglieranno.

In che modo gli adulti possono accompagnare il bambino ricercatore nella sua esplorazione del mondo?

Gli adulti, genitori ed educatori, possono favorire questo percorso di conoscenza, strutturando il contesto e l’ambiente in cui il bambino vive, in modo da orientarne il desiderio e la motivazione all’apprendimento, sfruttando la sua naturale curiosità. Il bambino ha tutte le potenzialità per conoscere e muoversi in autonomia nel mondo che lo circonda: l’adulto deve semplicemente favorire questa esplorazione.

Spesso i genitori di bambini nel primo e secondo anno di vita sono molto attenti a soddisfare le necessità fisiche dei piccoli e dedicano molte energie alla cura quotidiana e all’alimentazione, ma possono trovarsi in difficoltà nel proporre giochi ed attività educative ai figli, proprio perché faticano a fare propria l’immagine del bambino ricercatore, competente e attivo fin dai primi mesi di vita.

Invece sappiamo che i bambini, fin da molto piccoli, si aspettano un ambiente ricco e stimolante, in cui poter coltivare il loro “gusto per l’indagine”. Una proposta davvero interessante per i bambini a partire dai sei mesi è “Il Cestino dei tesori” ideato da Elinor Goldschmied, che nasce dall’idea secondo cui il bambino ha bisogno di spazi e materiali adatti alla sperimentazione, esplorazione e quindi scoperta di oggetti e fenomeni

Vuoi scoprire di cosa si tratta? Ne parliamo nell’articolo Il Cestino dei Tesori: un gioco di scoperta.

Il bambino ricercatore e competente

Foto di Kim Love su Flickr, Jennifer su Flickr.