Che cosa significa “bambino iperattivo”? Spesso usiamo questa espressione in modo superficiale, per dire che un bambino non sta mai fermo, senza sapere che la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo che viene diagnosticato ogni giorno a migliaia di bambini nei paesi occidentali. Alla diagnosi di ADHD segue in molti casi una terapia con psicofarmaci, che non sempre ottiene gli effetti sperati, o meglio ottiene l’effetto di “calmare” bambini “troppo” esuberanti, ma con gravi danni collaterali.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, al 10% dei bambini statunitensi è stata diagnosticata questa sindrome, mentre in Italia, secondo il Ministero della Salute, la diagnosi di ADHD riguarda il 2% dei minori in età pediatrica, ossia circa 162.000 bambini (tutti i numeri e le statistiche sul sito giùlemanidaibambini.org). Negli Stati Uniti la terapia a base di psicofarmaci riguarda dai quattro ai sei milioni di bambini. Sì, avete letto bene, sei milioni! In Italia questa terapia è meno diffusa, ma in rapido aumento, e coinvolge da 30.000 a 60.000 bambini.

Ebbene, i farmaci con cui questi bambini vengono trattati sono a base di anfetamine, le stesse usate per curare depressione ed epilessia. Tutti sappiamo che le anfetamine sono classificate tra le droghe pesanti al pari di cocaina ed eroina e come queste inducono dipendenza: sono frequenti i casi di adolescenti che diventano dipendenti da queste sostanze proprio in seguito alla terapia farmacologica contro l’ADHD prescritta durante l’infanzia. Oltre alla dipendenza, tra gli effetti collaterali del Ritalin, noto anche come “pillola dell’obbedienza”, ci sono infarto, danni cerebrali, psicosi, comportamenti ossessivo-compulsivi, tendenze suicide. Ricordiamo che l’ADHD viene diagnosticata anche a bambini di un anno di età e il trattamento farmacologico può cominciare già a tre anni.

Bene. Se la malattia è così grave, allora sarà giustificato anche l’impiego di farmaci così potenti e così dannosi. Andiamo a vedere su quali basi viene diagnosticata la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Provate a rispondere a queste domande, pensando ai vostri bambini o anche a voi stessi (l’ADHD può essere diagnosticata anche agli adulti):

Scala A (Disattenzione)

1. Incontra difficoltà a concentrare l’attenzione sui dettagli o compie errori di negligenza.

2. Ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sui giochi in cui è impegnato.

3. Quando gli si parla sembra non ascoltare

4. Pur avendo capito le istruzioni e non avendo intenzioni oppositive, non segue le istruzioni ricevute o fatica a portarle a compimento.

5. Ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle sue attività.

6. Evita, non gli piace o è riluttante ad affrontare impegni che richiedono uno sforzo mentale continuato (come i compiti di scuola).

7. Perde le cose necessarie per il lavoro o le attività

(ad esempio diario, matite, libri o oggetti scolastici vari)

8. Si lascia distrarre facilmente da stimoli esterni

9. Tende a dimenticare di fare le cose.

Scala B (Iperattività/Impulsività)

1. Da seduto giocherella con le mani o con i piedi o non sta fermo o si dimena.

2. Non riesce a restare seduto.

3. Manifesta un’irrequietudine interna, correndo e si arrampicandosi dappertutto.

4. Ha difficoltà a giocare o a intrattenersi tranquillamente in attività ricreative.

5. E’ sempre “sotto pressione” o spesso si comporta come se fosse azionato da un motore.

6. Non riesce a stare in silenzio: parla continuamente.

7. “Spara” le risposte prima che sia terminata la domanda.

8. Ha difficoltà ad aspettare il suo turno.

9. Interrompe o si intromette nelle conversazioni o nei giochi degli altri.

Se avete risposto in modo affermativo a sei o più domande, potreste rientrare tra i casi a cui viene diagnosticata la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Cominciate ad avere qualche dubbio? Non siete i soli. Negli ultimi anni diversi medici che hanno diagnosticato questo disturbo e hanno prescritto psicofarmaci a bambini anche molto piccoli sono tornati sui loro passi, arrivando ad affermare che spesso la diagnosi viene fatta in modo superficiale e che la terapia farmacologica viene prescritta con troppa facilità.

Allo stesso tempo, insegnanti e pedagogisti si sono resi conto che i bambini cui è stata diagnosticata la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) ottengono notevoli miglioramenti grazie ad un piano didattico specifico, che tenga conto delle loro difficoltà. Nel suo libro “Ancora dalla parte delle bambine” (Feltrinelli, 2010) Loredana Lipperini cita il caso di un ragazzo di Milano, sospeso dalla scuola media che frequentava a causa del suo comportamento violento: in seguito alla diagnosi di ADHD, la famiglia si è opposta alla terapia a base di psicofarmaci e ha ottenuto dal tribunale la riammissione del ragazzo con un piano didattico personalizzato.

Sarebbe quindi possibile aiutare questi bambini senza sottoporli a una terapie a base di psicofarmaci? Secondo il grande pediatra Giovanni Bollea sì: in moltissimi casi si possono ottenere grandi risultati lavorando in sinergia con la scuola e la famiglia.

A questo punto, a qualcuno è sorto il dubbio che dietro a queste diagnosi “facili” e alla massiccia prescrizione della terapia farmacologica ci sia dell’altro, ossia gli interessi delle multinazionali che devono vendere quegli psicofarmaci: Stella Savino ha realizzato il film documentario ADHD Rush Hour, per andare a fondo a questo problema, parlando con genitori, medici, ricercatori, per analizzare tutti i suoi aspetti, da diversi punti di vista. Il film ADHD Rush Hour, che è considerato di interesse culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sarà distribuito in poche sale cinematografiche, ma vale la pena di andare a vederlo, per riflettere su una situazione che riguarda molte decine di migliaia di famiglie solo in Italia e alcuni milioni in tutto il mondo.

Guarda il trailer del film ADHD Rush Hour di Stella Savino.

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